Partita IVA da igienista dentale: da dove si comincia
Albo, codice attività, regime, previdenza e primi adempimenti: i passaggi per aprire la partita IVA da igienista dentale e le domande da fare al commercialista.
Il tuo studio ti propone di passare dal contratto da dipendente alla collaborazione in libera professione. Oppure lavori già in due sedi e vuoi fatturare invece di avere due buste paga. In entrambi i casi la prima cosa da sapere è che la partita IVA non è un modulo da compilare in un pomeriggio: è una scelta che porta con sé albo, previdenza, assicurazione e una contabilità da tenere in ordine. Vediamo l'ordine giusto.
Prima della partita IVA: albo e assicurazione
Per esercitare da igienista dentale devi avere il titolo abilitante e l'iscrizione all'albo della professione, tenuto dall'Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Se lavori già come dipendente l'iscrizione l'hai fatta. Se sei appena uscita o uscito dal percorso di laurea, chiedi alla segreteria del tuo ateneo e all'ordine della tua provincia quali documenti servono e in che tempi.
Poi c'è l'assicurazione di responsabilità civile professionale. Quando sei dipendente la copre di solito il datore di lavoro; da libero professionista la copertura è un tuo obbligo. Prima di firmare una polizza controlla tre cose: che copra l'attività di igiene e prevenzione che svolgi, che valga anche se lavori in più studi e che non escluda i danni a cose e persone in sede di trattamento.
Apertura e codice attività
L'apertura si fa all'Agenzia delle Entrate, con una dichiarazione di inizio attività. Puoi farla da solo con le credenziali digitali, ma quasi tutti passano dal commercialista, che la trasmette in pochi giorni. Per un professionista sanitario non serve l'iscrizione alla Camera di commercio.
Nella dichiarazione devi indicare il codice ATECO. Per gli igienisti dentali si usa di norma un codice della famiglia delle attività paramediche indipendenti, nella sezione dedicata ai servizi sanitari. Il codice esatto fissalo con il commercialista, perché da lui dipendono sia la classificazione dell'attività sia, nel regime agevolato, il modo in cui si calcola il reddito imponibile. Non copiare il codice di un collega senza verificarlo.
Una nota sull'IVA: le prestazioni sanitarie rese alla persona sono in genere esenti da IVA. Questo significa che fatturi senza addebitarla, ma anche che non puoi detrarre quella che paghi sugli acquisti. Fattelo spiegare in concreto, con un esempio di fattura.
Regime forfettario o ordinario
Molti scelgono il regime forfettario, che semplifica contabilità e calcolo delle imposte. Ha però un limite di ricavi annui stabilito dalla norma, condizioni di accesso da controllare (per esempio sui redditi da lavoro dipendente nell'anno precedente) e regole su cosa succede se superi il limite. Nei primi anni di attività, se ci sono i requisiti, si applica un'aliquota ridotta.
Il regime non è per forza il migliore per tutti. Se compri attrezzatura, strumenti o formazione importanti, quello ordinario può avere senso. Porta al commercialista le tue cifre vere: quante ore lavori, in quanti studi, che spese prevedi. Un quadro concreto vale più di qualsiasi regola generale. Per i dettagli aggiornati guarda anche il sito dell'Agenzia delle Entrate.
Previdenza: dove si versano i contributi
Da libero professionista i contributi li versi tu. Per chi esercita una professione sanitaria senza una cassa di categoria propria, la strada più comune è la Gestione separata dell'INPS, ma la posizione va verificata caso per caso: chiedi conferma all'ordine, al sindacato di categoria o al commercialista, e controlla il tuo estratto contributivo dopo l'apertura. Un errore di inquadramento si paga caro negli anni, quindi meglio perdere un'ora adesso.
Chiedi anche come funzionano gli acconti: nel primo anno i versamenti possono arrivare in momenti diversi da quelli a cui sei abituata o abituato con la busta paga. Metti da parte una quota di ogni incasso, fin dalla prima fattura.
I primi adempimenti, e un dubbio frequente
Subito dopo l'apertura ti servono:
- una PEC, obbligatoria per chi è iscritto a un albo;
- un sistema per emettere fatture elettroniche, di solito offerto dal commercialista o da un software dedicato;
- la gestione dell'invio dei dati delle prestazioni sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, se emetti fatture a pazienti privati: chiedi chi se ne occupa tra te e lo studio;
- un registro ordinato di incassi, spese e scadenze.
Il dubbio più frequente: «Posso fare la libera professione e restare dipendente?» Spesso sì, ma dipende dal contratto, da eventuali clausole di esclusiva e dal regime fiscale scelto. Parlane con un consulente del lavoro o con il sindacato prima di dare la disdetta o di firmare accordi.
Un'ultima cosa. Quando lavori in libera professione dentro uno studio, i confini contano: tu svolgi l'igiene e la prevenzione, e visita, diagnosi e prescrizioni restano dell'odontoiatra. Metti per iscritto nel contratto di collaborazione chi mette a disposizione locali, strumenti e materiali, come si gestiscono agenda e disdette, e cosa succede in caso di sostituzione. Se stai valutando proposte, guarda le offerte per igienisti e leggi le condizioni con calma. Per capire chi nello studio deve avere quali titoli, leggi anche l'articolo sull'attestato ASO.
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