Requisiti vietati nell'annuncio di lavoro: cosa lo studio non può chiedere
Età, stato civile, aspetto fisico e progetti familiari non possono essere requisiti di un annuncio: ecco perché, come riscrivere le frasi a rischio e a chi chiedere.
«Cerchiamo ASO under 28, bella presenza, senza impegni familiari.» Tre requisiti, nessuno dei quali dice qualcosa su come lavora una persona alla poltrona. Eppure frasi così girano ancora, spesso copiate da un annuncio di anni fa e ritoccate in fretta. Chi le scrive di solito non pensa di discriminare: pensa di risparmiarsi colloqui inutili. Il problema è che quei filtri sono vietati, e comunque tagliano fuori proprio chi potrebbe fare bene il lavoro.
Il principio: contano le mansioni, non la persona
Le norme che riguardano l'accesso al lavoro partono da un'idea semplice. Un requisito è ammesso se serve davvero per svolgere quella mansione. Se riguarda chi sei e non cosa devi fare, non va scritto.
Il Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006) vieta le discriminazioni di sesso, comprese quelle legate a stato di gravidanza e situazione familiare. Il D.Lgs. 216/2003 copre età, religione, convinzioni personali, disabilità e orientamento sessuale. L'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) vieta al datore di lavoro di fare indagini sulle opinioni e su fatti non rilevanti per valutare l'attitudine professionale, anche in fase di selezione. Il divieto vale per l'annuncio e per il colloquio, e non dipende dalla dimensione dello studio.
Esistono eccezioni, ma sono strette e legate a caratteristiche davvero essenziali per la mansione. In un ambulatorio odontoiatrico è raro che ce ne siano. Se pensi di averne una, verificala con il consulente del lavoro prima di scrivere.
I quattro requisiti da non scrivere mai
Età. «Giovane», «under 30», «massimo 35 anni», ma anche «età compresa tra…». Se cerchi qualcuno che si formi con lo studio, di' che la prima esperienza va bene. Se cerchi esperienza, scrivi quanti anni di esperienza sul ruolo, non quanti anni anagrafici.
Stato civile. «Nubile», «celibe», «libera da vincoli». Lo stato civile non incide sul lavoro in studio. Se ti serve disponibilità il sabato mattina, scrivi che il sabato mattina è previsto.
Aspetto fisico. «Bella presenza», «aspetto curato», «altezza», «peso». Una persona in studio deve rispettare le regole di igiene e di divisa, ma queste valgono per tutto il personale e si spiegano dopo l'assunzione. Quello che ti serve davvero è la cura nell'accoglienza: scrivi «buone capacità relazionali con i pazienti».
Progetti familiari. «Senza figli», «non in procinto di sposarsi», e le domande dirette al colloquio: «hai intenzione di avere un bambino?». È uno dei punti più delicati. Gravidanza e maternità sono tutelate da una normativa specifica (D.Lgs. 151/2001) e non sono un criterio con cui scegliere o scartare. Vale anche per chi ha già figli: non è un limite di disponibilità, a meno che sia la persona a dirlo.
Nella stessa famiglia stanno nazionalità, religione, orientamento, appartenenze sindacali e politiche, condizioni di salute non rilevanti per la mansione. L'elenco è lungo, ma la regola per ricordarlo è una sola: se la riga non descrive il lavoro, toglila.
Come riscrivere le frasi a rischio
Il trucco è trasformare il giudizio sulla persona in un fatto sul lavoro.
- «Under 30» diventa «anche prima esperienza, affiancamento iniziale».
- «Bella presenza» diventa «attenzione all'accoglienza e alla relazione con il paziente».
- «Libera da impegni familiari» diventa «orario dalle 9 alle 18, un sabato al mese».
- «Disponibile a trasferte» resta tale solo se le trasferte esistono: se non ci sono, non scriverlo come filtro.
Gli orari scritti con chiarezza fanno il lavoro che speravi facesse il requisito vietato. Chi non può rispettarli si tira indietro da sé, senza che tu abbia dovuto chiedere niente di privato.
Un esempio. Marta gestisce la segreteria di uno studio a Pistoia e deve riscrivere l'annuncio per il ruolo che lascia la collega. Nel vecchio testo c'era «ragazza dinamica, max 30 anni». Lo cambia in: «Persona per la segreteria di studio (m/f): agenda, richiami, accoglienza. Dal lunedì al venerdì. Gradita conoscenza di un gestionale per studi; affiancamento previsto.» Arrivano più candidature, e tra queste due persone con esperienza che il vecchio annuncio avrebbe fatto scappare.
E se in colloquio arriva la domanda sbagliata
Succede da entrambe le parti. Chi assume scivola in una domanda personale per fare conversazione; chi cerca lavoro se la sente rivolgere e non sa cosa fare.
Se sei tu a condurre il colloquio, tieni una scaletta scritta con domande solo su competenze, esperienza, orari e aspettative sul ruolo. Se una persona racconta di sua iniziativa qualcosa di privato, ascolta e non usarlo come criterio. Non registrarlo nella scheda.
Se sei tu a cercare lavoro, puoi rispondere con garbo riportando il discorso sulle mansioni: «Per l'orario non ho problemi, dimmi pure come è organizzato il turno.» Se l'annuncio contiene un requisito palesemente discriminatorio, puoi segnalarlo alla consigliera di parità della tua provincia o chiedere un parere a un sindacato. Non devi decidere da solo se è un caso grave: lo valutano loro.
Una verifica da fare prima di pubblicare
Prendi l'annuncio e sottolinea ogni aggettivo riferito alla persona: «giovane», «dinamica», «presentabile», «stabile». Per ciascuno chiediti quale comportamento sul lavoro stai descrivendo, e scrivi quello. Poi fai leggere il testo a qualcuno che non lavora in studio.
Se vuoi vedere come si struttura un annuncio con mansioni, orari e requisiti separati tra «necessari» e «graditi», trovi un riferimento nella pagina per gli studi. Per il lato del genere, e per un esempio di annuncio riscritto passo dopo passo, c'è anche l'articolo su come scrivere l'offerta senza discriminare. Per dubbi sul testo finale, l'ultima parola spetta al consulente del lavoro: portagli l'annuncio prima di metterlo online, non dopo la prima segnalazione.
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