Titolo dell'annuncio: perché deve rivolgersi a entrambi i generi
Il titolo è la prima riga che una candidata o un candidato legge, ed è lì che il genere filtra di più. Cosa scrivere, cosa rischia lo studio e come controllare.
«Cercasi igienista dentale». Sembra neutro, ma nella testa di chi legge ha già un genere. Se scrivi «cercasi segretaria» o «cerchiamo un odontotecnico», quel genere è scritto nero su bianco. Il titolo è la riga che decide se una persona va avanti a leggere o chiude la pagina, quindi è il punto in cui un annuncio perde più candidature senza che tu te ne accorga.
Perché il titolo conta più del resto
Quasi nessuno legge un annuncio dall'inizio alla fine prima di decidere se candidarsi. Si guarda il titolo, magari la città, poi si sceglie. Se il titolo è declinato solo al femminile, un candidato maschio pensa che non cerchino lui. Se è solo al maschile, succede il contrario. Nessuno ti scrive per chiedere «ma posso candidarmi lo stesso?»: semplicemente non arriva niente.
Nei ruoli dello studio il problema è concreto. Segreteria, assistenza alla poltrona e igiene hanno una lunga storia di titoli al femminile; odontoiatra e odontotecnico, al maschile. Sono abitudini del settore, non requisiti del lavoro. Ripeterle nel titolo significa restringere da solo il numero di persone che ti scrivono, in un momento in cui trovare personale non è facile.
C'è anche un effetto sul motore di ricerca di un portale o di un sito: chi cerca «igienista dentale» o «segreteria studio dentistico» trova meglio un titolo che usa il nome del ruolo, senza aggettivi e senza genere aggiunto a caso.
Cosa dice la norma e cosa rischia lo studio
Il Codice delle pari opportunità, il D.Lgs. 198/2006, vieta le discriminazioni di genere nell'accesso al lavoro. Il divieto riguarda anche la pubblicità della ricerca di personale: l'annuncio, titolo compreso, fa parte della selezione. Un annuncio rivolto a un solo genere, senza un motivo che lo giustifichi davvero, può essere considerato discriminatorio.
Cosa può succedere nella pratica? Una persona che si sente esclusa può segnalare l'annuncio alla consigliera di parità o rivolgersi a un sindacato o a un legale. Possono seguire richieste di rimozione, verifiche e, nei casi accertati, sanzioni o richieste di risarcimento. Non puoi sapere in anticipo come andrà a finire un singolo caso: dipende dal testo, dal contesto e da come viene valutato. Per questo conviene non arrivarci.
Il rischio più comune non è la causa. È la brutta figura: un annuncio vecchio stile, magari ripreso e condiviso, che fa pensare ai candidati che lo studio abbia una mentalità chiusa. Nei ruoli in cui già si fatica a trovare qualcuno, è un costo reale.
Eccezioni al divieto esistono, ma sono molto strette. In uno studio dentistico è difficile che un ruolo le richieda. Se hai un dubbio specifico, chiedi al consulente del lavoro prima di pubblicare.
Come scrivere il titolo, ruolo per ruolo
Hai tre strade, tutte valide.
- Il nome del ruolo, senza genere. «Igienista dentale», «Odontoiatra», «Assistente di studio odontoiatrico (ASO)». Per la segreteria usa «Segreteria di studio» o «Addetto/a alla segreteria di studio». Funziona perché il nome del ruolo è la cosa che i candidati cercano.
- Entrambe le forme. «Odontotecnico/a», «Addetto/a all'accoglienza». Va bene se sei attento a non appesantire il titolo con troppe barre.
- La sigla. «(m/f)» accanto al ruolo. Non è elegante, ma è chiara e molto diffusa. Meglio una sigla che un titolo solo al maschile.
Evita le soluzioni che sembrano furbe: l'asterisco o la chiocciola nel titolo si leggono male e non vengono indicizzati bene. E non rimediare con una nota in fondo («si ricerca personale di ambo i sessi»): chi ha già chiuso la pagina non la leggerà.
Un esempio. Prima: «Studio cerca segretaria». Dopo: «Segreteria di studio, accoglienza e agenda, orario dal lunedì al venerdì (m/f)». Il secondo titolo dice anche cosa fai e quando, e questo aiuta tutti.
Controllare prima di pubblicare
Prima di premere invio, fai tre controlli rapidi.
- Titolo. Si legge anche se togli ogni aggettivo e ogni pronome? Se «cercasi» seguito da un articolo declinato lo rende solo maschile o femminile, cambialo.
- Corpo del testo. Il genere rientra spesso nei verbi e negli aggettivi: «sarai affiancata», «il candidato ideale». Usa forme impersonali: «avrai un affiancamento», «chi si candida».
- Cosa chiedi. Ogni requisito deve servire al lavoro. Il discorso è più ampio di un titolo, e lo trovi nella guida su come scrivere un'offerta senza discriminare.
Se pubblichi su un portale, guarda come compare il titolo nell'elenco, non solo nella pagina completa: spesso viene tagliato, e il genere resta nella parte che si vede. Un controllo semplice è guardare le offerte già pubblicate e notare quali titoli ti fanno capire subito il ruolo.
Un'ultima cosa utile: tieni un modello di titolo per ogni ruolo che assumi, già corretto. Quando ti serve una persona in fretta, non riscrivi da zero e non ricopi quello di tre anni fa.
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